Le schede sono ordinate anzitutto per tipologia, e poi in base al numero di inventario.

Si è fatto riferimento al catalogo generale del 1961 e a quello del 1970, dato che l’ordine degli inventari sembra rappresentare abbastanza fedelmente quello della presa in carico degli strumenti, sia pure con eccezioni (p.es. gli apparecchi catalogati nel 1876 non sono i primi dell’inventario 1961).

Perciò il materiale classificato nel 1876 viene riportato per primo in ogni gruppo di apparecchi della stessa tipologia, secondo il numero d’ordine assegnato.

La scansione temporale è per lo più dedotta solo dai numeri d’inventario, e generalmente corrisponde all’aspetto esteriore degli strumenti.

 

Gli strumenti di elettronica presenti nel laboratorio sono di vario genere, comprendendo alimentatori, trasformatori, strumenti di misura ecc. relativamente recenti (dagli anni ’60 in poi), e perciò non propriamente “storici” ; i più interessanti però sono i tubi a vuoto  o  tubi elettronici , il cui sviluppo durante il XIX secolo ha avuto un ruolo fondamentale sia per la comprensione della struttura della materia, portando alla scoperta dell’elettrone da parte del fisico Joseph J. Thomson nel 1897 e, dal punto di vista tecnologico, all’ideazione del tubo a raggi catodici, utilizzato negli oscillografi e come schermo negli apparecchi TV e poi come monitor dei computer.

L’evoluzione dei tubi elettronici dipende dalla capacità di ottenere gradi di vuoto a rarefazione sempre più alta, ovvero pressione e densità sempre più basse. In origine, la produzione del vuoto all’interno di un tubo contenente un aeriforme serviva per studiare la scarica elettrica al variare della pressione, quindi per ottenere spettri di emissione caratteristici della composizione chimica di un gas o vapore chimicamente puro; ma alle bassissime pressioni ottenibili verso la fine del XIX secolo, fu possibile osservare i raggi catodici  e i  raggi canale , poi identificati rispettivamente nell’elettrone e nel protone, due dei costituenti essenziali della materia atomica.

Il percorso storico del tubo elettronico inizia verso la metà del XIX secolo, con l’uovo e il tubo di de la Rive, che intendeva studiare l’effetto dei campi magnetici sulle scariche elettriche e provare una sua teoria sulle aurore polari; la pressione è poche decine di mmHg.

L’invenzione della pompa a mercurio da parte del tedesco H. Geissler   nel 1855 permise di scendere alla pressione di 1/100 di mmHg. Fu possibile costruire tubi alla pressione di pochi mmHg (tubi di Geissler , corrispondenti al terzo grado di vuoto della scala di Cross) e osservare scariche stratificate, fino a ottenere, coi tubi di Crookes , la pressione di pochi centesimi di mmHg, che consente l’osservazione della fluorescenza prodotta sulle pareti interne dei tubi dai “raggi catodici”.

Le successive evoluzioni sono: i tubi Roentgen per la produzione dei raggi X, sviluppo dei tubi Crookes del tipo “focus”, col bombardamento di un “anticatodo” da parte degli ioni positivi, e i tubi Braun e Wehnelt , per lo studio degli effetti dei campi magnetici ed elettrici applicati esternamente ai raggi catodici, e poi per deviarne a piacere la traiettoria con l’introduzione di armature deflettenti, ottenendo i prototipi sperimentali dei moderni tubi CRT. Infine, l’introduzione del catodo incandescente come sorgente di elettroni per effetto termoionico da parte di A. Wehnelt nei primi anni del XX secolo e del cannone elettronico hanno permesso la realizzazione degli schermi elettronici di uso scientifico e commerciale.

 

    

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ELETTRONICA - SERIE DI TUBI A VUOTO

Dal 1876 al 1961

Altri dal 1876 al 1961

Tubi di Plücker

Tubo a vuoto con sferetta fluorescente

Radiometro di Crookes

Tubo Röntgen “lineare”

Tubo focus di Crookes a tre anodi

Tubo di Crookes con mulinello

Uovo elettrico di de la Rive

Valvola rettificatrice

Tubo di de la Rive

Lampadina al Neon

Tubi di Geissler

Dal 1961 al 1970

Tubo di Holtz

Tubo di Braun-Wehnelt

Tubo per il passaggio dell'elettricità nei gas

Scala di Cross

Tubo di Crookes con croce di Malta

Tubo Röntgen

Tubo di Braun

 

 

 

N.B. L’ordine in cui sono stati riportati gli strumenti è quello proposto dall’inv. del ’61, ma non rispetta necessariamente l’età degli strumenti. I tubi Geissler potrebbero essere anteriori al 1876, anche se l’inventario non li cita come tali, e l’uovo e forse il tubo de la Rive sembrano – per la fattura – precedenti i tubi di Plücker. Lo stesso potrebbe valere per il radiometro. La maggior parte dei tubi elettronici però sembra relativamente recente, risalendo probabilmente ai decenni successivi alla II guerra mondiale.